Sabato 28 marzo presso l’ex seminario “Santa Chiara” più di trenta amici e simpatizzanti del “Centro di Cultura” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore si sono ritrovati per ascoltare la lezione del prof. Mussini “Introduzione alla figura e all’opera di Clemente Rebora”.
Il prof. Mussini è uno dei più importanti studiosi della poesia di Rebora. Ha curato diverse edizioni dei suoi testi, tra cui quella insieme a Vanni Scheiwiller pubblicata da Garzanti (“Tutte le poesie”, 1998) che è un’antologia di tutta l’opera reboriana.
Per il Centro di Cultura lo studioso ha voluto tracciare un percorso biografico e letterario della vita dell’autore, attraverso la lettura e il commento di alcuni testi. In una lezione breve ma intensa e appassionante si è così partiti dai “Frammenti lirici”, un’opera del 1913 scritta quando Rebora era un giovane studente cresciuto in una famiglia laica e di simpatie massoniche e stava scrivendo la tesi.
Il professore ha mostrato come la poesia di Rebora, fin dagli scritti giovanili, sia una poesia che va alla ricerca della verità delle cose: Nel fiato e nel sangue un’idea / mi strozza senza grida / consuma senza fiamma / s’io dorma, prepari, affatichi, / discorra, divori il mio pasto: / ma tutto la solita mano / mi porge dov’io rimango. / Romba, splende, s’inspira il contrasto / dell’uomo, del mondo, di Dio; / e gusto e mi aspergo alla varia / perenne fontana che pare / cosa ma è spirito e cielo, / che par l’infinito ma è linfa del giorno / irrorante nei gesti e nei detti / dell’opera intensa tenace.
L’esperienza della I Guerra Mondiale segnerà Rebora per tutta la vita e troviamo nelle sue opere di quegli anni espressioni di grande crudezza che descrivono l’atrocità e la violenza della guerra: Fungaia d'un morto saponava la terra, a divano. Forse tre settimane. Schizzava il corpo, / in soffietto, dai brandelli vestiti; ma ingrommata la testa, dal riccio dei peli spaccava alla / bocca, donde lustravano denti scalfiti in castagna rigonfia di lingua. E palude d'occhi / verminava bianchiccia, per ghirigori lunari.
Il Rebora della conversione lo troviamo nella poesia “Al tempo che la vita era inespolosa”, dove nella semplicità delle origini contadine l’autore riscopre i valori della vita: Risorge la tua cara vita / dove più va smarrita / o Carlo, contadino / di un solco che è sentiero / per le tèrree nostre notti . /E ti vedo levar come il mattino / in verecondia gli occhi / consacrando il pensiero / al semplice elemento, / mentre è bello il silenzio a te vicino.
Dopo la scelta di entrare nell’Ordine rosminiano Rebora sceglierà di non scrivere più, se non alcuni testi per obbedienza ai suoi superiori.
Poco prima di morire, però, lascerà uno straordinario testamento spirituale, intitolato “Curriculum vitae”, dove troviamo, tra l’altro anche il senso di questa scelta. Rebora descrive il momento della conversione con queste parole, che esprimono la determinazione a un totale cambiamento per una consacrazione completa al Signore: E venne il giorno, che in divin furore / la verità di Cristo mi costrinse / a giustiziar e libri e scritti e carte: / oh sì che quello fu un gran bel stracciare!
Una scelta radicale, maturata già in età adulta, che costringe a un ripensamento complessivo sulla vita, alla luce della fede: Il cittadino accender della sera / mi ritrovò solo a ripensare il tempo: / l’anima mia, posta nell’eterno, / mestizia forse, non tristezza colse.
Il Prof. Mussini, tra le altre cose, ha mostrato i molteplici echi del pensiero di Rosmini che si trovano nell’opera di Rebora, curiosamente anche nelle opere precedenti alla conversione.
Il percorso sulle tracce di Rebora e Rosmini continuerà con la Gita sui luoghi di Stresa e Domodossola che avrà luogo il 24 maggio.